Giuseppe Giorgio Genovese

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Esposto al Ministro e al Procuratore Generale

mercoledì, novembre 25, 2009
Scritto da Moder @ 11:40 PM

All’ ill.mo MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

On. Angelino Alfano

All’ill.mo Procuratore Generale presso

la Corte Suprema di Cassazione

Esposto nei confronti del Giudice Dott. De Biase GUP del Tribunale dei Minorenni di Roma per il Procedimento penale n. 771/06 N.R. A carico di Levis Claudio e Perrini Tancredi – art. 589 c.p. e 189 c.p. – GUP Dr. De Biase per sentenza non luogo a procedere del 17.3.2009 depositata in data 1.4.2009– omicidio di Giuseppe Giorgio Genovese – persona offesa Mario Giorgio Genovese – in fase di impugnazione

Roma 17 novembre 2009

Il sottoscritto congiunto superstite Mario Giorgio Genovese nato a Potenza l’11.9.1955 e residente a Potenza Via Nicola Sole n. 73 espone quanto segue:

il sottoscritto ha riportato grave danno ingiusto consistente in grave sofferenza esistenziale e morale, grave patema d’animo e soprattutto grave lesione della propria dignità umana di cittadino e di genitore del proprio figlio Giuseppe Giorgio Genovese vittima della strada. Tale danno che si è aggiunto all’immenso dolore della perdita dell’amato figlio, è stato causato dal sentir dichiarare, da parte del Tribunale dei Minorenni nella persona del GUP Giudice De Biase, una sentenza di non luogo a procedere sull’omicidio stradale e sulla omissione di soccorso perché il fatto non costituisce reato non solo nei confronti del presunto omicida, ora maggiorenne, del proprio figlio Giuseppe Giorgio Genovese, tale Levis Claudio, ma anche nei confronti dell’altro minorenne che l’ha favoreggiato Perrini Tancredi. La sentenza di non luogo a procedere è stata basata sull’ affermazione di un infondato diritto di precedenza del Levis Claudio determinata da negligenza inescusabile ovvero di un fatto. Il diritto di precedenza a favore del rinviato a giudizio, la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento penale sulla base dei dati oggettivi degli atti di indagine, delle testimonianze raccolte, delle relazioni di servizio degli agenti intervenuti, dalla perizia del CTU nominato dal PM Thomas e delle considerazioni di natura tecnica, risulta del tutto evidente ed incontrovertibile la responsabilità del Levis nel decesso del Giuseppe Giorgio Genovese in quanto, se la manovra fosse avvenuta in ossequio alle norme di buon comportamento e di rispetto di quanto prescritto dal Codice della Strada, sicuramente il sinistro non sarebbe mai avvenuto. Il Levis infatti ha effettuato un’inversione ad U uscendo praticamente da una piazzola senza dare precedenza (vedi aerofotogrammetria del luogo dell’incidente).

Le motivazioni della sentenza che ha dichiarato non luogo a procedere è in antinomia con le conclusioni delle indagini e con la verità dei fatti. Informo il Ministro per quanto di sua competenza e giusta conoscenza, nonché il Procuratore Generale di Cassazione, che data la grave negligenza inescusabile del Giudice De Biase, il sottoscritto ha richiesto sia al Pubblico Ministero del Tribunale dei minorenni Dott. Roberto Thomas, sia al Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello, di impugnare la sentenza con apposita memoria ex art. 572 c.p.p. e conseguentemente entrambi hanno provveduto alla formale impugnazione. Pertanto si è in attesa della fissazione della udienza avanti alla Corte di Cassazione. La sentenza di non luogo a procedere, oltre al grave ritardo con cui le indagini si sono svolte allungherà oltremodo il tempo del procedimento penale oltre ogni tempo ragionevole e, tale allungamento consiste in un ulteriore danno al diritto alla verità ed alla giustizia del sottoscritto quale genitore leso non solo dalla morte del figlio, ma anche dal corso della giustizia avanti al Tribunale dei Minorenni.

Incredibilmente, il Giudice pur avendo a disposizione per l’esame un copioso fascicolo con relazioni della Polizia Stradale, testimonianze oculari, relazioni del CTU non ha ritenuto di procedere con un dibattimento su di un procedimento per la morte di un giovane con prove di responsabilità evidenti e fondate. Ma vi è di più, alla fine dell’udienza il Giudice con tono imperioso e minaccioso ha formalmente “cacciato” dall’aula il sottoscritto Mario Giorgio Genovese, solo perché si era permesso di soffermarsi a parlare ed a commentare in aula sommessamente l’incredibile accaduto con il sostituto del PM, intimandogli di uscire al più presto asserendo che doveva uscire dall’aula con procedere “non a passo lento, ma a passo svelto”, come può essere confermato da numerosi testimoni di cui mi riservo di indicare su richiesta le generalità. Non si ritiene che tale condotta sia rispettosa della dignità di una persona offesa presente ad un processo penale per la morte del proprio figlio.

Per dovere di giustizia si rappresenta la grave responsabilità del Giudice De Biase in relazione al provvedimento emanato non come esplicazione di discrezionalità interpretativa, bensì di negligenza macroscopica ed inescusabile nell’esame delle indagini svolte.

Ai fini di verità si informa che in data 15 ottobre 2009 Claudio Levis è deceduto a sua volta per via di un incidente stradale avvenuto in Roma Viale Tor di Quinto, per cui se i ricorsi del Pm Thomas e del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello verranno accolti, il procedimento penale continuerà soltanto per  Tancredi Perrini coimputato per il rispettivo capo di imputazione.

La sentenza di non luogo a procedere con la morte del Levis assume pertanto maggiore gravità essendo insanabile ai fini di giustizia per morte del reo principale .

Ai fini di una esauriente comprensione dell’esposto in relazione all’operato del Giudice De Biase si allegano alla presente: 1) la copia della sentenza di non luogo a procedere; 2) le due memorie depositate nel termine di legge sia entrambi i provvedimenti di impugnazione dei due organismi della Procura della Repubblica; 3) atto di appello PM Thomas; 4) Ricorso per Cassazione emesso dal Dott. Antonio la Rosa Sostituto P.G. presso la Corte di Appello di Roma; 5) aerofotogrammetria del luogo dell’incidente.

Ai fini di comunicazioni e di riscontro si chiede di far riferimento al domicilio del sottoscritto in Roma Via del Babuino n.56.

Confidando in un Vs giusto e decisivo intervento porgo distinti saluti.

Mario Giorgio Genovese

LA STRADA UCCIDE. LA GIUSTIZIA SEPPELLISCE.

giovedì, maggio 14, 2009
Scritto da Moder @ 12:39 AM

Uno scooter innesca un incidente, senza dare la precedenza. Un ragazzo muore. Il pilota-assassino scappa e torna qualche ora dopo, ammettendo l’omissione di soccorso e riconoscendo le proprie colpe. Per la giustizia italiana, non è successo niente: la manovra dello scooter è stata “l’occasione dell’evento letale”, non “una concausa”. L’assassino è stato prosciolto. Richiesto il rinvio a giudizio del commerciante abusivo delle bici.

La differenza tra l’occasione di un evento letale e una concausa è una questione di retorica: peccato che la retorica non possa restituire la vita a un innocente. La legge dovrebbe rendergli giustizia: ma non avviene. E così, nel disinteresse relativo dell’amministrazione capitolina, sfogliamo una nuova pagina di vergogna. I fatti: nel gennaio 2006, in via Portuense, un incidente stradale uccide il giovane Giuseppe Genovese, brillante studente universitario; i responsabili sono l’allora minorenne Claudio Levis, che esce da una piazzola senza dare precedenza e poi scappa senza prestare soccorso, e un negoziante, che espone biciclette sulla carreggiata opposta, senza autorizzazione. Genovese, per evitare lo scontro, ha infatti invaso l’altra corsia e urtato diverse biciclette e un triciclo, piombando infine su una macchina parcheggiata, di proprietà del negoziante abusivo.

2006. Nel complice silenzio dei nostri rappresentanti politici (sino ai giorni della Giunta Alemanno: va ribadito. Grazie All’azione dell’On. Federico Guidi), ma non dei media (Famiglia Cristiana, “Cominciamo bene” e “Festa Italiana” della Rai, Il Messaggero), la pirateria e l’abusivismo uccidono: qualche anno dopo, l’abusivismo chiede i danni e la pirateria viene prosciolta. Il Levis viene prosciolto dal delitto di omicidio colposo perché il fatto non sussiste. E dire che esistevano relazioni della Polizia Stradale, testimonianze oculari, relazioni del CTU. E dire che esiste un Codice della Strada. E dire che i vigili del XVI Municipio erano intervenuti con appena due ore e mezza di ritardo sul luogo dell’incidente: evitando di consegnare i rilievi fotoplanimetrici, a dispetto di ripetute richieste del PM e degli avvocati, negli anni. Evitando di denunciare l’omissione di soccorso: evitando di lavorare con onestà. A quanto pare, per la legge il motorino del giovane “incauto” centauro, Levis, aveva violato soltanto due leggi: non aveva lo specchietto e ospitava un altro passeggero. Le proibite e mortali inversioni di marcia non hanno più importanza, si vede. Capitano. Certo: “in assenza di manovra di svolta del Levis il sinistro non si sarebbe verificato”. Ma è stata soltanto un’occasione, mica una concausa. Azzeccagarbugli è redivivo, e detta legge. I cittadini, allora, hanno pieno diritto di rivendicare giustizia.

L’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio è arrivata dopo innumerevoli sforzi: si direbbe quasi che il PM, sin dall’inizio, fosse intenzionato ad archiviare. Non aveva nominato nemmeno un perito del tribunale: alla prima udienza preliminare il gup dopo aver disposto un sopralluogo  è stato costretto a rimettere il fascicolo al PM che aveva sbagliato il capo d’imputazione. Dopo altre due anni, il PM nomina un CTU, che addebita la responsabilità inequivocabile dell’incidente alla manovra del Levis, ed alle bici la causa del tragica scomparsa del giovane GIUSEPPE. Nell’udienza del 17 marzo 2009, per un curioso scherzo del destino, il giudice non era più lo stesso e il PM era malato. Succede. Succede che il centauro assassino venga assolto perché proveniva da destra, poco importa se la sua destra è una piazzola di parcheggio. Ma le cose devono cambiare. Noi cittadini pretendiamo cose semplici. Il rispetto delle regole, la fine delle connivenze tra abusivi e amministrazione, la tutela della vita. Prima di tutto. Una giustizia che si dimostri capace di far rispettare la legge: in assoluto.

E allora ecco il ricorso al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori e presso il Procuratore Generale Della Corte D’Appello. Confidiamo nella giustizia, in attesa della legge.

g.f.


http://video.google.com/videoplay?docid=3735989740684036551 http://video.google.com/videoplay?docid=4405395389502021641

Galleria Foto Via Portuense

martedì, maggio 5, 2009
Scritto da Moder @ 12:18 AM

GIUSEPPE

domenica, settembre 10, 2006
Scritto da Moder @ 6:53 PM
Sono qui per far sentire il mio, il nostro grido di dolore, e perché altri genitori non debbano scontrarsi con l’assurdità della morte improvvisa di un figlio, e con la consapevolezza che se tutti avessero rispettato le “regole”, e soprattutto se chi è preposto a farle osservare non avesse chiuso tutti e due gli occhi, e non continuasse impunemente a farlo, adesso Giuseppe sarebbe all’università a dare un esame, in un campo di pallacanestro a divertirsi con gli amici, in un locale notturno a catalizzare gli sguardi delle ragazze, sulla sua moto a godersi questa meravigliosa Roma, piena di luce e di magia.
Il mio Giuseppe aveva solo 22 anni e stava andando in moto all’università di Roma 3: aveva conseguito la laurea di primo livello in Scienze Giuridiche a settembre ed aveva già sostenuto 2 esami del IV anno. Aveva scelto Roma perchè amava questa città immensamente. Qui era circondato dai suoi amici, ne aveva conosciuti tanti altri, tutti lo adoravano e con tutti era sempre disponibile, sincero, pronto ad essere sostegno sia negli studi che nelle vicissitudini personali di ognuno. Era stato soprannominato, fin da quando era un ragazzino, “Il Conte”, per i suoi modi di fare sempre gentili ed educati, e per il suo naturale portamento elegante (per conoscerlo meglio http://www.gggilconte.it/ o http://www.giuseppegiorgiogenovese.it/ ). Di passioni ne aveva coltivate davvero tante: la pallacanestro, la palestra, e soprattutto le automobili, delle quali era un vero estimatore, studioso, esperto conoscitore e cultore. Purtroppo la sua curiosità si era rivolta, negli ultimi tempi, anche alle motociclette.
Alle 14 e 15 circa di quel maledetto mercoledì 25 gennaio 2006, in sella alla sua moto, Giuseppe ha oltrepassato gli archi di Porta Portese, ed ha imboccato via Portuense, in direzione di Piazzale della Radio/V.le Marconi. Improvvisamente un motorino, con due minorenni a bordo, sbuca dal nulla, compie una inversione di marcia (con la linea continua) tagliando la strada ad un motorino e scappa via. Quest’ultimo, d’istinto, per evitare la collisione si allarga verso il centro della carreggiata, esattamente dove stava sopraggiungendo Giuseppe. I due si toccano lievemente. Perde il controllo, finisce sulla corsia opposta, sopraggiunge un furgone che riesce ad evitare: l’autista d’istinto cerca il centro della carreggiata per evitarlo, mentre lui si dirige verso il limitare della strada. Ma sulla carreggiata, incredibilmente, ci sono una serie di biciclette, messe lì in esposizione per la vendita. E come se non bastasse, oltre alle biciclette, sempre sulla strada, una macchina parcheggiata (per evitare che i veicoli che transitano in direzione degli archi di Porta Portuense possano travolgere le biciclette, ovviamente).
Giuseppe ha finito la sua corsa, e purtroppo la sua vita, travolgendo quelle biciclette e quell’auto che non dovevano essere lì. Le considerazioni medico-legali contenute nell’autopsia disposta sul corpo di Giuseppe recitano: “[…] possiamo quindi affermare che la causa della morte di Genovese Giuseppe è certamente individuabile in un grande traumatismo, potendosi altresì identificare moralmente il decesso con un incidente stradale nel quale la vittima è rimasto coinvolto in qualità di conducente un motoveicolo venuto a collisione con un ostacolo”.
Fra l’altro c’è da dire che né il conducente del motorino che ha causato l’incidente (minorenne, per il quale sono in attesa che il PM competente richieda il rinvio a giudizio), né l’altro minorenne che era a bordo dello stesso motorino, e neppure i genitori dei due ragazzi si sono mai sentiti in dovere di farmi anche una semplice telefonata per dimostrare il dispiacere, il rammarico per la tragedia causata.
Ma questa brutta storia ha degli strascichi raccapriccianti: quasi tre mesi dopo, il legale rappresentante della Europa Cicli S.r.l. sita in via Portuense 21/d (proprietari delle biciclette e della vettura contro i quali Giuseppe si è praticamente disintegrato la clavicola, la cassa toracica, i polmoni, l’addome con una copiosa emorragia interna, il fegato, e la gamba destra, la cui femorale è stata recisa con un taglio di 23 centimetri e fratture multiple), tramite il loro legale, inviano a Giuseppe una richiesta di risarcimento dei danni da lui arrecati alle biciclette ed alla macchina. A Giuseppe. La indirizzano a lui, dopo avermi incontrato per mesi mentre lo piangevo sul luogo dell’incidente, dopo avermi parlato, dopo aver toccato con mano il dolore dovuto alla sua assenza, dopo avermi chiesto addirittura un ricordino con le foto di mio figlio.
In seguito a mia richiesta di accesso ai documenti amministrativi (Legge n. 241/90), il Municipio di Roma XVI, UOA, Ufficio Aut.ni insegne e O.S.P, in data 10 maggio 2006 afferma: “[…] si informa che da atti d’ufficio risulta che in via Portuense 21/d il sig.****** esercita l’attività di vendita di cicli, ricambi ed accessori per auto e moto, con titolo commerciale rilasciato in data 23/09/1991 con autorizzazione 16, e che lo stesso non è stato a tutt’oggi autorizzato all’occupazione del suolo pubblico antistante l’esercizio in parola”. Inoltre nella sua richiesta l’avvocato del legale rappresentante della Europa Cicli S.r.l. e della proprietaria dell’auto in sosta riporta: “Nella circostanza il motociclo invadeva l’opposta corsia di marcia ed investiva il veicolo BMW e le biciclette regolarmente posteggiate”.
Dalla relazione sull’incidente stradale redatta dai Vigili Urbani di Roma, XVI Gruppo, Ufficio Infortunistica, intervenuti sul posto per i rilievi si evince che “urtava il veicolo C [Autovettura privata marca BMW 580…] fermo in sosta regolare”. Al fine di ricostruire le responsabilità relative all’incidente ho presentato istanza ai sensi della legge 241/90 al Corpo di Polizia Municipale XVI Gruppo, competente per il territorio, per avere notizie in merito alla segnaletica stradale nel tratto in cui si è verificato il sinistro. La risposta del 16 maggio 2006 recita che “in merito alla segnaletica in vigore in data 25 gennaio 2006 nel tratto compreso tra i numeri civici 21-27, si rappresenta che, effettuati i controlli in archivio e successivo sopralluogo, non vi è alcuna segnaletica verticale di divieto di sosta o linea di margine, è presente invece linea di mezzeria”. Ma il 21 maggio veniva elevato un verbale di rimozione per un’auto in divieto poiché “lasciata in sosta in zona mercato in orario di apertura”. Ma allora la sosta è legittima o no? La relazione sull’incidente stradale consta di tre pagine per descrivere quanto accaduto: la prima per le generalità dei veicoli coinvolti e dei conducenti. Una e mezza per la descrizione delle cause/circostanze dell’incidente.
1) Recita: “Lo scrivente, sulla base di quanto constatato ed appreso, provvedeva ai rilievi fotoplanimetrici concernenti: · l’area interessata al sinistro; · la provenienza e direzione dei veicoli; · il punto d’urto; · la posizione statica dei veicoli “B” e “C”; · i danni visibili riportati dai veicoli coinvolti; · le caratteristiche della località. Il materiale di cui trattasi si trova depositato presso l’archivio di questo comando”. Per avere una copia dei rilievi fotoplanimetrici il mio legale, ricevuta autorizzazione dal Tribunale, e dopo innumerevoli solleciti, ha dovuto presentare istanza alla Procura della Repubblica – Tribunale per i Minorenni, perché intervenisse per ottenerne il rilascio. E ad oggi pare non esistere alcuna planimetria dell’incidente.
2) E ancora: “Perdeva [Giuseppe] il controllo del motociclo tanto da invadere la corsia opposta di marcia e, dopo aver sormontato il marciapiede ivi esistente, urtava il veicolo “C” [la BMW] fermo in sosta regolare. Di seguito il motociclo urtava n. 6 biciclette e un triciclo lasciate sul marciapiede per la vendita danneggiandole irrimediabilmente”. Segue la minuziosa descrizione delle biciclette, per marca, modello, colore, misura… nemmeno un perito dell’assicurazione avrebbe saputo fare una descrizione così minuziosa, e pensare che per il resto manca pure la planimetria dell’incidente.
3) La relazione dei vigili riporta ancora: “tra gli astanti non venivano reperiti testi oculari”. Ma nella Relazione di servizio degli Assistenti della Polizia di Stato del Centro di Coordinamento dei Servizi a Cavallo c’è scritto che “Da informazioni raccolte tra la folla si apprendeva che la causa dell’incidente era dovuta ad uno scooter di colore grigio, con due ragazzi a bordo, mancante di parafango anteriore e luce posteriore completamente verniciata di colore grigio e che gli stessi si erano allontanati in tutta fretta su via Portuense direzione Sublicio”. Di uno dei testimoni sono poi riportati tutti i dati (lo stesso successivamente si è recato al comando dei Vigili Urbani rilasciando regolare dichiarazione).

Le biciclette sono ancora oggi sulla carreggiata e sul marciapiede, guardate le fotografie. La macchina (ovviamente la BMW è stata sostituita da una Smart) è alla fine delle stesse (provenendo dalla stessa direzione di Giuseppe) e naturalmente si trova sulla carreggiata, non al di là del marciapiede, altrimenti sarebbe nel muro.

Perché ci sono così tante dissonanze tra la relazione dei Vigili Urbani e quella degli Assistenti della Polizia di Stato e dei testimoni?
Perché affermano che le biciclette erano solo sul marciapiede invece che anche sulla carreggiata e che la macchina era in sosta regolare? Perché non è stato steso il rilievo planimetrico della dinamica dell’incidente? Oppure: dov’è?
Nella sua dichiarazione un testimone afferma: “Il ciclomotore che si è immesso sulla via Portuense, quello con i due ragazzi a bordo, non si è fermato, si è diretto verso Piazzale Portuense ed ha proseguito la sua marcia”. Gli Assistenti di Polizia nel loro verbale spiegano come sono stati individuati e fermati: “Alle ore 17.00 circa, sul posto [dell’incidente] sopraggiungevano due ragazzi che, con fare agitato, ponevano agli scriventi domande sullo stato di salute del ragazzo rimasto ferito, su come fosse accaduto e se avessimo indizi su chi fosse responsabile. A quel punto, insospettito, l’Ass. seguiva a distanza i due, che allontanatisi di circa 400 metri a piedi, recuperavano un ciclomotore HONDA SH50 cc., di colore grigio mancante di parafango anteriore e di luce posteriore verniciata di colore grigio. Pertanto venivano fermati e identificati […]”.

Il mio Giuseppe purtroppo non me lo restituisce nessuno: ho perso mio figlio, il mio migliore amico, la mia stella polare, il mio stesso respiro. Ora voglio giustizia per lui e soprattutto voglio evitare che ci siano altri morti per colpadi chi non rispetta le regole per fare solo i propri interessi, e di chi non svolge, per qualunque motivo, il proprio dovere di accertare e punire, prevenendo disgrazie simili semplicemente assolvendo al compito di vigilanza al quale è preposto.

Su via Portuense, al civico 25, accanto alle biciclette e proprio dietro la smart messa lì al posto della BMW, c’è un palo della luce con i fiori e le foto di mio figlio, il primo di una serie di targhe alla memoria e di fiori ai margini di quella strada. Vi chiedo perciò di sostenermi in questa battaglia per salvare altre vite: ho presentato una querela su quanto avvenuto, ma ho bisogno che questa vicenda faccia rumore, che in tanti si scandalizzino e si facciano sentire attraverso questo blog, che tutti manifestino il loro desiderio di giustizia lasciando qui un loro messaggio, pretendendo di vedere tutelati così i loro diritti e la loro sicurezza, perché non ci siano altri genitori a piangere i figli morti col tarlo che forse si poteva evitare.
Il papà di Giuseppe
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