
All’ ill.mo MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
On. Angelino Alfano
All’ill.mo Procuratore Generale presso
la Corte Suprema di Cassazione
Esposto nei confronti del Giudice Dott. De Biase GUP del Tribunale dei Minorenni di Roma per il Procedimento penale n. 771/06 N.R. A carico di Levis Claudio e Perrini Tancredi – art. 589 c.p. e 189 c.p. – GUP Dr. De Biase per sentenza non luogo a procedere del 17.3.2009 depositata in data 1.4.2009– omicidio di Giuseppe Giorgio Genovese – persona offesa Mario Giorgio Genovese – in fase di impugnazione
Roma 17 novembre 2009
Il sottoscritto congiunto superstite Mario Giorgio Genovese nato a Potenza l’11.9.1955 e residente a Potenza Via Nicola Sole n. 73 espone quanto segue:
il sottoscritto ha riportato grave danno ingiusto consistente in grave sofferenza esistenziale e morale, grave patema d’animo e soprattutto grave lesione della propria dignità umana di cittadino e di genitore del proprio figlio Giuseppe Giorgio Genovese vittima della strada. Tale danno che si è aggiunto all’immenso dolore della perdita dell’amato figlio, è stato causato dal sentir dichiarare, da parte del Tribunale dei Minorenni nella persona del GUP Giudice De Biase, una sentenza di non luogo a procedere sull’omicidio stradale e sulla omissione di soccorso perché il fatto non costituisce reato non solo nei confronti del presunto omicida, ora maggiorenne, del proprio figlio Giuseppe Giorgio Genovese, tale Levis Claudio, ma anche nei confronti dell’altro minorenne che l’ha favoreggiato Perrini Tancredi. La sentenza di non luogo a procedere è stata basata sull’ affermazione di un infondato diritto di precedenza del Levis Claudio determinata da negligenza inescusabile ovvero di un fatto. Il diritto di precedenza a favore del rinviato a giudizio, la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento penale sulla base dei dati oggettivi degli atti di indagine, delle testimonianze raccolte, delle relazioni di servizio degli agenti intervenuti, dalla perizia del CTU nominato dal PM Thomas e delle considerazioni di natura tecnica, risulta del tutto evidente ed incontrovertibile la responsabilità del Levis nel decesso del Giuseppe Giorgio Genovese in quanto, se la manovra fosse avvenuta in ossequio alle norme di buon comportamento e di rispetto di quanto prescritto dal Codice della Strada, sicuramente il sinistro non sarebbe mai avvenuto. Il Levis infatti ha effettuato un’inversione ad U uscendo praticamente da una piazzola senza dare precedenza (vedi aerofotogrammetria del luogo dell’incidente).
Le motivazioni della sentenza che ha dichiarato non luogo a procedere è in antinomia con le conclusioni delle indagini e con la verità dei fatti. Informo il Ministro per quanto di sua competenza e giusta conoscenza, nonché il Procuratore Generale di Cassazione, che data la grave negligenza inescusabile del Giudice De Biase, il sottoscritto ha richiesto sia al Pubblico Ministero del Tribunale dei minorenni Dott. Roberto Thomas, sia al Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello, di impugnare la sentenza con apposita memoria ex art. 572 c.p.p. e conseguentemente entrambi hanno provveduto alla formale impugnazione. Pertanto si è in attesa della fissazione della udienza avanti alla Corte di Cassazione. La sentenza di non luogo a procedere, oltre al grave ritardo con cui le indagini si sono svolte allungherà oltremodo il tempo del procedimento penale oltre ogni tempo ragionevole e, tale allungamento consiste in un ulteriore danno al diritto alla verità ed alla giustizia del sottoscritto quale genitore leso non solo dalla morte del figlio, ma anche dal corso della giustizia avanti al Tribunale dei Minorenni.
Incredibilmente, il Giudice pur avendo a disposizione per l’esame un copioso fascicolo con relazioni della Polizia Stradale, testimonianze oculari, relazioni del CTU non ha ritenuto di procedere con un dibattimento su di un procedimento per la morte di un giovane con prove di responsabilità evidenti e fondate. Ma vi è di più, alla fine dell’udienza il Giudice con tono imperioso e minaccioso ha formalmente “cacciato” dall’aula il sottoscritto Mario Giorgio Genovese, solo perché si era permesso di soffermarsi a parlare ed a commentare in aula sommessamente l’incredibile accaduto con il sostituto del PM, intimandogli di uscire al più presto asserendo che doveva uscire dall’aula con procedere “non a passo lento, ma a passo svelto”, come può essere confermato da numerosi testimoni di cui mi riservo di indicare su richiesta le generalità. Non si ritiene che tale condotta sia rispettosa della dignità di una persona offesa presente ad un processo penale per la morte del proprio figlio.
Per dovere di giustizia si rappresenta la grave responsabilità del Giudice De Biase in relazione al provvedimento emanato non come esplicazione di discrezionalità interpretativa, bensì di negligenza macroscopica ed inescusabile nell’esame delle indagini svolte.
Ai fini di verità si informa che in data 15 ottobre 2009 Claudio Levis è deceduto a sua volta per via di un incidente stradale avvenuto in Roma Viale Tor di Quinto, per cui se i ricorsi del Pm Thomas e del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello verranno accolti, il procedimento penale continuerà soltanto per Tancredi Perrini coimputato per il rispettivo capo di imputazione.
La sentenza di non luogo a procedere con la morte del Levis assume pertanto maggiore gravità essendo insanabile ai fini di giustizia per morte del reo principale .
Ai fini di una esauriente comprensione dell’esposto in relazione all’operato del Giudice De Biase si allegano alla presente: 1) la copia della sentenza di non luogo a procedere; 2) le due memorie depositate nel termine di legge sia entrambi i provvedimenti di impugnazione dei due organismi della Procura della Repubblica; 3) atto di appello PM Thomas; 4) Ricorso per Cassazione emesso dal Dott. Antonio la Rosa Sostituto P.G. presso la Corte di Appello di Roma; 5) aerofotogrammetria del luogo dell’incidente.
Ai fini di comunicazioni e di riscontro si chiede di far riferimento al domicilio del sottoscritto in Roma Via del Babuino n.56.
Confidando in un Vs giusto e decisivo intervento porgo distinti saluti.
Mario Giorgio Genovese
Uno scooter innesca un incidente, senza dare la precedenza. Un ragazzo muore. Il pilota-assassino scappa e torna qualche ora dopo, ammettendo l’omissione di soccorso e riconoscendo le proprie colpe. Per la giustizia italiana, non è successo niente: la manovra dello scooter è stata “l’occasione dell’evento letale”, non “una concausa”. L’assassino è stato prosciolto. Richiesto il rinvio a giudizio del commerciante abusivo delle bici.
La differenza tra l’occasione di un evento letale e una concausa è una questione di retorica: peccato che la retorica non possa restituire la vita a un innocente. La legge dovrebbe rendergli giustizia: ma non avviene. E così, nel disinteresse relativo dell’amministrazione capitolina, sfogliamo una nuova pagina di vergogna. I fatti: nel gennaio 2006, in via Portuense, un incidente stradale uccide il giovane Giuseppe Genovese, brillante studente universitario; i responsabili sono l’allora minorenne Claudio Levis, che esce da una piazzola senza dare precedenza e poi scappa senza prestare soccorso, e un negoziante, che espone biciclette sulla carreggiata opposta, senza autorizzazione. Genovese, per evitare lo scontro, ha infatti invaso l’altra corsia e urtato diverse biciclette e un triciclo, piombando infine su una macchina parcheggiata, di proprietà del negoziante abusivo.
2006. Nel complice silenzio dei nostri rappresentanti politici (sino ai giorni della Giunta Alemanno: va ribadito. Grazie All’azione dell’On. Federico Guidi), ma non dei media (Famiglia Cristiana, “Cominciamo bene” e “Festa Italiana” della Rai, Il Messaggero), la pirateria e l’abusivismo uccidono: qualche anno dopo, l’abusivismo chiede i danni e la pirateria viene prosciolta. Il Levis viene prosciolto dal delitto di omicidio colposo perché il fatto non sussiste. E dire che esistevano relazioni della Polizia Stradale, testimonianze oculari, relazioni del CTU. E dire che esiste un Codice della Strada. E dire che i vigili del XVI Municipio erano intervenuti con appena due ore e mezza di ritardo sul luogo dell’incidente: evitando di consegnare i rilievi fotoplanimetrici, a dispetto di ripetute richieste del PM e degli avvocati, negli anni. Evitando di denunciare l’omissione di soccorso: evitando di lavorare con onestà. A quanto pare, per la legge il motorino del giovane “incauto” centauro, Levis, aveva violato soltanto due leggi: non aveva lo specchietto e ospitava un altro passeggero. Le proibite e mortali inversioni di marcia non hanno più importanza, si vede. Capitano. Certo: “in assenza di manovra di svolta del Levis il sinistro non si sarebbe verificato”. Ma è stata soltanto un’occasione, mica una concausa. Azzeccagarbugli è redivivo, e detta legge. I cittadini, allora, hanno pieno diritto di rivendicare giustizia.
L’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio è arrivata dopo innumerevoli sforzi: si direbbe quasi che il PM, sin dall’inizio, fosse intenzionato ad archiviare. Non aveva nominato nemmeno un perito del tribunale: alla prima udienza preliminare il gup dopo aver disposto un sopralluogo è stato costretto a rimettere il fascicolo al PM che aveva sbagliato il capo d’imputazione. Dopo altre due anni, il PM nomina un CTU, che addebita la responsabilità inequivocabile dell’incidente alla manovra del Levis, ed alle bici la causa del tragica scomparsa del giovane GIUSEPPE. Nell’udienza del 17 marzo 2009, per un curioso scherzo del destino, il giudice non era più lo stesso e il PM era malato. Succede. Succede che il centauro assassino venga assolto perché proveniva da destra, poco importa se la sua destra è una piazzola di parcheggio. Ma le cose devono cambiare. Noi cittadini pretendiamo cose semplici. Il rispetto delle regole, la fine delle connivenze tra abusivi e amministrazione, la tutela della vita. Prima di tutto. Una giustizia che si dimostri capace di far rispettare la legge: in assoluto.
E allora ecco il ricorso al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori e presso il Procuratore Generale Della Corte D’Appello. Confidiamo nella giustizia, in attesa della legge.
g.f.
Le biciclette sono ancora oggi sulla carreggiata e sul marciapiede, guardate le fotografie. La macchina (ovviamente la BMW è stata sostituita da una Smart) è alla fine delle stesse (provenendo dalla stessa direzione di Giuseppe) e naturalmente si trova sulla carreggiata, non al di là del marciapiede, altrimenti sarebbe nel muro.
Il mio Giuseppe purtroppo non me lo restituisce nessuno: ho perso mio figlio, il mio migliore amico, la mia stella polare, il mio stesso respiro. Ora voglio giustizia per lui e soprattutto voglio evitare che ci siano altri morti per colpadi chi non rispetta le regole per fare solo i propri interessi, e di chi non svolge, per qualunque motivo, il proprio dovere di accertare e punire, prevenendo disgrazie simili semplicemente assolvendo al compito di vigilanza al quale è preposto.