I SUOI SCRITTI

INTRODUZIONE DEL PROFESSORE

Ricordo di Giuseppe Genovese a un mese dalla sua scomparsa di Mario Santoro

Vi sono situazioni nelle quali la parola davvero non ha alcun senso e risulta vuota, inconcludente, inutile e addirittura fastidiosa, come in questo caso; davvero la parola farebbe bene a tacere, a rimanere muta perché il cuore è totalmente devastato dal dolore e dalla sofferenza, dalla inspiegabilità dell’evento, dalla tragicità di un destino, cieco quanto crudele, che ci ha portati via un fiore che apriva appena alla vita la corolla coi suoi petali…

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E se io trovo il coraggio di parlare (quanta fatica costa, e quanto grave è il peso sull’anima), se trovo il coraggio, pur nella consapevolezza dei limiti e della ovvietà, è perché vorrei dar valore proprio alle parole di Giuseppe, e stento ancora a credere che per lui non ci sia più spazio su questa terra. Vorrei farlo con le sue parole, dunque, le uniche forse in grado di fungere in qualche modo da lenimento.
E sono le parole che ho scovato in un libro realizzato nel 1997, in terza media; libro che ci ha visti tutti protagonisti, lui con i suoi compagni in qualità di alunno, io come docente, davvero privilegiato per averlo avuto con me tre anni in un rapporto improntato alla correttezza, al dialogo, alla signorilità e alla cortesia, all’affetto sincero ed autentico, alla stima, come raramente accade. Nel libro, che nella seconda parte ha per titolo “Ricordario” e che suona oggi come tristemente significativo, ci sono esperienze diverse che segnano il livello di crescita e qualche poesia di Giuseppe, allora fanciullo, ma già maturo e proteso a comprendere il senso della vita e della morte in una sorta di beffarda premonizione: la vita colta nella sua fragilità e la morte come tappa della vita, quasi quella signora vestita di nulla di gozzaniana memoria.

Ed ecco i suoi versi sulla vita:

“La vita è una foglia
al vento,
non sai mai dove andrai.
L’amore è un’avventura
fondamentale.
Nella vita amicizia e amore
quasi una trinità
ti fanno forte
l’anima.
Appianano la via
come per miracolo.
Corre la vita
nella sua discesa
e un pallido sorriso
chiude la sera
se non ti manca amore
ed amicizia.” 

E la sera per Giuseppe è scesa, inspiegabilmente, troppo in fretta, troppo crudamente, con le ombre scure e senza possibilità di nuove albe terrene.

Ma leggiamo quello che scrive sulla morte:

“La morte
è una fermata stabile
della vita.
Una tappa obbligatoria,
si scende dal treno
dell’esistenza
per salire su un altro
che scorre infinito
nei poteri della vita eterna.
Paradiso di nuvole immenso
con altre persone, anime
e con Dio
che ci guarda da lassù
nel sorriso.” 

Morte, dunque, con il senso dell’ineluttabilità; morte che ora ci sgomenta e ci lascia increduli nella nostra impotenza e ci fa pensare, nel tempio del Signore, proprio a un tradimento da parte Sua e, per usare il titolo di uno straordinario libro di don Vito, sbigottiti e attoniti, ci fa domandare a Dio: “E Tu taci?”. E nella domanda c’è una chiara accusa, con al fondo rabbia e forse anche rancore nei Suoi confronti, perché ci resta sempre inspiegabile la ragione per cui Egli permette una simile tragedia e non interrompe benignamente il filo di una terribile concatenazione di cause tanto più perché è Dio d’amore e gli basterebbe il più semplice dei gesti liberandoci anche da rovellìo dei se che si susseguono nel nostro animo: se Giuseppe quel giorno fosse uscito di casa un minuto dopo; se si fosse attardato qualche attimo; se non si fosse imbattuto… se …se…e ancora se. E nel tormento, con gli inevitabili sensi di colpa, pronti ad aggredirci, ci pare che Dio sia distante, distratto, sordo e muto e ci viene finanche spontaneo, arrabbiati e delusi come siamo, ripetere proprio le parole di don Vito con riferimento alla morte innocente di tanti bambini: “Signore, questi bambini come possono perdonarti?” E noi aggiungiamo: “E Giuseppe come potrà?” E poiché siamo certi che Giuseppe potrà farlo ci viene quasi da urlare che noi non potremo… Qui rischiamo di essere blasfemi a causa dello sconforto che è totale, ma siamo certi che Dio solo, in questa nostra desolazione sconfinata, potrà darci un segnale, indicandoci la via del conforto, magari attraverso i ricordi buoni che ci legano a Giuseppe e le cose belle e confortanti che non mancano. E magari ancora una volta attraverso la sua poesia, questa volta, sulla linea degli affetti familiari e del legame, diverso eppure speciale, per la madre e per il padre.

Della madre scrive: 

“… sei unica per me
mi segui da lontano
ma non mi sono mai stancato
di vederti.
Sei una rosa
dai petali soffici
che soavi cadono per terra
e tingono di rosso
il nostro amore
che resta forte assai
oltre l’apparenza.” 

Al padre scrive: 

“Persona unica e rara
forte punto di riferimento
nella mia bianca esistenza.
Per vivere
sei vero e ti respiro piano
come il tuo bene
silenzioso.
Se pur mortale sei
per me superi il limite
unico amore della mia vita.
E leggo nei tuoi occhi
l’infinito
come la tua bontà
senza parole.
Forse ti vedo un Dio
e sulla cima dell’Olimpo
del mio cuore
e se ti cammino a fianco
nulla io temo:
due rupi siamo
e il mare della vita
batte i suoi flutti
sugli scogli.
Restami padre
accanto sempre
come la brezza lieve
e parlami talvolta
con un sospiro.” 

Anche qui non occorrono parole; ogni commento è superfluo ma io vorrei cogliere questi ultimi versi per dire al papà di Giuseppe, a Mario: devi essere rupe come tuo figlio scrive e se ti venisse voglia di lasciarti andare, di negare alla vita un senso, di abbandonarti, di consegnarti a gesti di follia, e avresti tutta la nostra comprensione, devi essere rupe, devi farlo per Giuseppe, perché se è vero che non c’è più, e per questa sua assenza siamo tutti impoveriti mentre il cielo si impreziosisce di un angelo speciale, è anche vero che nel cuore egli resta punto fermo coi ricordi che ce lo restituiscono integro. Ora Giuseppe ci guarda tutti dall’alto con la indulgenza piena che il Cielo gli dona e, a buon diritto, potrà intercedere per tutti noi e intanto mentre mi pare di sentirgli dire che la madre è sempre la rosa dai petali soffici, a Mario certamente ripete: 

“Sii rupe…
e poi aggiunge:
Restami padre
accanto sempre
come la brezza lieve
e parlami talvolta
con un sospiro.”

Leggi i suoi scritti

Massime
x

Massime

La vita è un’avventura
da vivere giorno per giorno,
momento per momento…

Giuseppe Giorgio Genovese

 

Vivi come se dovessi morire
domani
pensa come se non dovessi
morire mai

Brandon Lee
Tratto da “Anima e Dintorni” A.S. 1996-1997

A mio padre
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A mio padre

Persona unica e rara,
forte punto di riferimento
nella mia bianca esistenza.
Per vivere
sei vero e ti respiro piano.
Come il tuo bene
silenzioso.
Se pur mortale sei
per me superi il limite
unico amore della mia vita.
E leggo dai tuoi occhi
l’infinito
come la tua bontà
senza parole.
Forse ti vedo un Dio
e su sulla cima dell’Olimpo
del mio cuore
e se ti cammino a fianco
nulla io temo;
due rupi siamo
e il mare della vita
batte sui flutti
sugli scogli.
Restami padre
accanto sempre
come la brezza lieve
e parlami talvolta
con un sospiro.

Giuseppe Giorgio Genovese

Tratto da “Anima e Dintorni” A.S. 1996-1997

Amore
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Amore

Amore
Miete te
O cuore
Ripensa a lei
E amala sempre.
Dolcissima sei
Oggi,
Non cambiare mai
Anche perché
Tu
E io non
Lasceremo mai
La nostra
Amicizia

Giuseppe Giorgio Genovese

Tratto da “Anima e Dintorni” A.S. 1996-1997

Delusioni
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Delusioni

Sentimento inspiegabile,
ti rode dentro senza spiegazione.
Tutto per un no
della persona amata
o dell’amico.
Delusione,
difficile da cancellare.
Porta con sé
un pezzo del mio cuore.
Quel che rimane
delle sue parole.
Musica per la mia anima
e sostegno per andare avanti
e quanto resta
della delusione.

Giuseppe Giorgio Genovese

Tratto da “Anima e Dintorni” A.S. 1996-1997

La morte
x

La morte

La morte
è una fermata stabile
della vita.
Una tappa obbligatoria,
si scende dal treno
dell’esistenza
per salire su un altro
che scorre infinito
nei poteri della
vita eterna.
Paradiso di nuvole immenso
con altre persone, anime
e con Dio
che ci guarda da lassù
nel sorriso.

Giuseppe Giorgio Genovese

Tratto da “Anima e Dintorni” A.S. 1996-1997

La vita
x

La vita

La vita è una foglia
al vento,
non sai mai dove andrai.
L’amore è un’avventura fondamentale.
Nella vita amicizia e amore
quasi una trinità
ti fanno forte l’anima.
Appianano la via
come per miracolo.
Come la vita
nella sua discesa
e un pallido sorriso
chiude la sera
se non ti manca amore
ed amicizia.

Giuseppe Giorgio Genovese

Tratto da “Anima e Dintorni” A.S. 1996-1997

Mamma
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Mamma

Mamma,
sei unica per me
mi segui da lontano
ma non mi sono mai stancato di vederti.
Sei una rosa
dai petali soffici
che soavi cadono per terra
e tingono di rosso, il nostro amore
che resta forte assai
oltre l’apparenza.

Giuseppe Giorgio Genovese

Tratto da “Anima e Dintorni” A.S. 1996-1997

Ringrazio Dio
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Ringrazio Dio

Rimirando il cielo
ringrazio Te,
o Dio onnipotente
che tutto vede e che tutto ascolta.
Grazie che tra mille voci
la mia hai ascoltato oggi.
Grazie della vita
per l’amore rifiorito
e per tutto ciò che mi circonda.
Rimirando il cielo col sole negli occhi
mi accorgo
di quanto sia bella la natura
e i verdi occhi suoi
e il sole nei capelli d’oro
e godo di ciò che fai per me, o Dio.
Nel cuore ogni giorno rinasce
l’albero della vita
e mi percuote un brivido quando
penso a Te, lassù, così buono verso di me.

Giuseppe Giorgio Genovese

Tratto da “Anima e Dintorni” A.S. 1996-1997

Villneuve
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Villneuve

Ode a te
la strada un filo bianco
nelle curve
col vento del pensiero
alla vittoria.
Poi qualcuno di lassù
Volle
piegare la tua forza
Ma niente fu.
Resti nel cuore mio.

Giuseppe Giorgio Genovese

Tratto da “Anima e Dintorni” A.S. 1996-1997

Ti amo
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Ti amo

Del tuo sorriso
è come una scintilla
che accende il mio cuore
di gas inebrianti
del profumo “amore”.
E lo dichiaro a te
Donatella, che rendi la vita
come un brivido.
Ti amo
unica cosa
a poter esprimere
il sentimento mio.

Giuseppe Giorgio Genovese

Tratto da “Anima e Dintorni” A.S. 1996-1997

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